giovedì 30 maggio 2013

Viktor Belenko: rubare un aereo e farla franca



Il MiG di Belenko sorvola Hakodate.Questa foto è stata scattata la sera del 6 settembre del 1976. Un intercettore sovietico MiG-25 Foxbat sorvola a bassa quota le installazioni dell'aeroporto civile di Hakodate, nella prefettura di Hokkaido, Giappone.

Non vi è stato alcun attacco sovietico all'aeroporto di Hakodate, naturalmente. Eppure un MiG-25 passò sull'aeroporto e addirittura vi atterrò. Lo pilotava Viktor Belenko, dell'aviazione da caccia della difesa aerea sovietica, probabilmente il disertore più famoso della Guerra Fredda. Tra coloro che passarono dall'altra parte è senza dubbio quello che arrecò maggior danno alla sua vecchia patria. Con il radar del caccia ormai in mano agli Americani, l'intera avionica del MiG-25 dovette essere ridisegnata, onde evitare che le contromisure elettroniche dell'avversario fossero perfettamente calibrate su di lei.


La decisione di defezionare


Ma andiamo con ordine. Viktor Ivanovič Belenko, nato a Nal'čik il 15 febbraio del 1947, di famiglia ucraina. Raggiunse il grado di tenente e aveva buone possibilità di divenire capitano. Separato dalla moglie. In forza al 513° reggimento di caccia della difesa aerea, 11a armata, settore di Vladivostok, basato a Čugujevka.

Per quanto appartenente a un'élite privilegiata quale era quella dei piloti della difesa aerea, il tenente Belenko era deluso dalla sua carriera in quell'angolo sperduto dell'estremo oriente, dalle vicende familiari e dalla vita sovietica in generale. Difficile dire quale di queste motivazioni abbia pesato di più nella decisione del tenente Belenko di disertare. Sta di fatto che decise di fare le valige e abbandonare l'Unione Sovietica.

Nella giornata del 6 settembre del '76 era in programma un volo di esercitazione per una sezione di cui doveva far parte Belenko. Le condizioni meteo erano buone e molto diligentemente il compagno Belenko aveva fatto e rifatto i calcoli sul consumo di carburante, sulla distanza percorribile e via dicendo. Così colse la palla al balzo e durante il volo abbandonò la formazione, volando in leggera picchiata sul mar del Giappone. I compagni pensarono a un'avaria e forse lo diedero per morto.



Verso il Giappone



Invece, volando a 50 metri sopra le onde per evitare di essere individuato dai radar, il tenente Belenko filava dritto verso il Giappone, con destinazione la base militare di Chitose. La destinazione lo avrebbe atteso invano. Belenko atterrò sulla prima pista disponibile, quella dell'aeroporto civile di Hakodate. Atterraggio alquanto accidentato: sfiorò un aereo da trasporto e finì la corsa nell'erba, a poca distanza da una grossa antenna radio. La pista di Hakodate era un po' corta per le alte velocità dei giganteschi MiG-25, ma non era il caso di fare gli schizzinosi: più tardi si appurò che nel serbatoio c'era carburante sufficiente a tenere acceso il motore solo per altri altri 30 secondi.

Il MiG di Belenko fermo nell'erba fuori dalla pista.
A quel punto il tenente Belenko aprì il tettuccio, uscì e in piedi sulla fusoliera prese a sparare in aria con la pistola. Probabilmente voleva allontanare i curiosi che già affluivano nell'area. Fu molto convincente: i funzionari civili si avvicinarono con molta calma e sventolando una bandiera bianca inequivocabile. La scena ricorda quella del contatto fra i Terrestri e i Marziani nella Guerra dei Mondi di Welles. Forse la ricordò anche ai funzionari giapponesi - li immagino dei gentiluomini di buone letture - che si avvicinavano a quello strano tizio insaccato dentro una tuta che lo faceva sembrare un astronauta.

Tecnici e vario personale intorno al MiG-25 di Belenko.
Affollamento intorno al MiG. In questa foto si vede
 chiaramente il numero identificativo dell'apparecchio
di Viktor Belenko, il 31. Le figure rendono evidente

la considerevole stazza dell'intercettore sovietico.
Ai signori funzionari il pilota consegnò un biglietto che aveva scritto prima di partire. Testuali parole: Quickly call representative American intelligence. Airplane Nobody not allowed to approachI funzionari non parlavano inglese né russo. Belenko non parlava né inglese né giapponese. Il biglietto venne portato a un traduttore - che probabilmente si mise le mani nei capelli. E i Giapponesi cominciarono a pensare che l'aereo fosse pieno di esplosivo... 

Le cose poi si chiarirono, arrivarono gli Americani, e Belenko chiese asilo politico. D'altra parte portava con sé ricchi doni - un aereo e il suo manuale di pilotaggio - e ottenne ciò che chiedeva. L'aereo venne smontato e osservato pezzo per pezzo, e restituito alle autorità sovietiche due mesi dopo. Si scoprì che era nuovo di zecca - fabbricato nel febbraio di quell'anno - e che era molto diverso da come si attendeva.



L'aereo e Belenko negli USA


Il Mikoyan-Gurevich MiG-25P, Foxbat-A per la NATO, era l'aereo più temuto del suo tempo, reputato superiore a qualunque velivolo degli arsenali occidentali. Se ne sapeva poco, e quel poco che si sapeva era sbagliato. Si pensava che fosse un caccia da superiorità aerea dalle prestazioni eccezionali, capace di battere in velocità, accelerazione, rapidità di salita, quota operativa e agilità in combattimento manovrato qualunque caccia americano.

Gli Americani si aspettavano di mettere le mani sul più fantastico dei caccia, e furono comprensibilmente delusi da ciò che scoprirono. Tirarono anche un sospiro di sollievo. Il MiG-25P era un intercettore puro, veloce e rapido nel prendere quota, senza dubbio, ma niente più di questo, niente più di quello che avevano in mente i suoi progettisti quando venne richiesto loro un aereo capace di dare la caccia al Valkyrie XB-70, un bombardiere che gli Americani progettarono, testarono e non misero mai in produzione. Si scoprirono tante cose sul Foxbat. Ho scritto un post apposito per parlare del MiG-25 e della paura che faceva in occidente il nuovo caccia dei comunisti: mi sono dilungato un po', scusatemi.

Viktor Belenko venne condannato a morte in contumacia per tradimento. Anni dopo in URSS venne diffusa la notizia che era morto in un "incidente automobilistico". Il signor Viktor Belenko è ancora vivo, alla faccia di chi gli vuole male. Tra le altre cose fa il consulente per le forze armate degli Stati Uniti. Devo ammettere che il titolo che ho scelto non è il massimo della precisione. Dire che fu un furto è scorretto nei confronti del tenente Belenko del 513° reggimento di caccia della difesa aerea. Non rubò un MiG-25, visto che glielo avevano affidato. Tutt'al più si trattò di appropriazione indebita.


***


Il MiG-25 viene coperto con un telone.
Ancora qualche foto. Qui sopra e a destra il MiG-25
viene coperto con un telone e infine gli viene costruito 
un box intorno, onde tenere lontane le lunghe occhiate
degli indiscreti. Inizialmente le autorità giapponesi
permisero ai tecnici americani soltanto di accendere
il radar e i motori. Poi li autorizzarono a portarsi via
il velivolo per studiarlo meglio.
Il MiG-25 di Belenko coperto da un telone con varie persone intorno.Il MiG-25 di Belenko coperto dal telone.Si comincia a costruire un riparto per nascondere il MiG-25 di Belenko.




***

Infine, per chi avesse un po' di tempo, 7 minuti tratti da un documentario sovietico, in russo. Ci sono delle sequenze interessanti, compresa quella in cui Belenko, in piedi sulla fusoliera del suo caccia, spara in aria con la pistola. Da notare la tuta a pressurizzazione parziale della serie VKK-6M e il casco GSh-6 che fanno sembrare Belenko un alieno: attrezzatura standard per i piloti di intercettori e ricognitori d'alta quota.

9 commenti:

  1. Notizie molto interessanti, per non parlare del video. Appassionato di aerei militari del periodo della guerra fredda avevo letto della defezione di Balenko ma avevo solo qualche notizia frammentaria. Complimenti.

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    1. Ti ringrazio! Sono contento di esserti stato utile. Continua a seguirci, mi raccomando :)

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  2. Che bello questo post! Ho scoperto da poco il tuo blog, fantastico. Continua così. complimenti soprattutto per il debunking sui cosmonauti perduti.

    Simone

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    1. La redazione ti ringrazia, Simone!

      Con i cosmonauti perduti ormai abbiamo quasi finito - sempre che i complottisti non ne inventino qualcuna nuova...

      A presto!

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  3. Il potente regime dittatoriale -democratico USA vuole conquistare il mondo e si ritiene superiore anche militarmente a qualsiasi nazione al mondo !
    Gli USA però per poter battere militarmente la CCCP avevano bisogno di SPORCHI TRADITORI PREZZOLATI !
    Negli anni 80 gli USA hanno provato anche a procurarsi PILOTI TRADITORI tra i militari della Cina comunista .
    Un paio di piloti Cinesi ( militari comunisti ) hanno disertato (NATURALMENTE PER DENARO ) e hanno consegnato agli USA 2 MIG militari Cinesi .
    La Cina Comunista ha reagito promettendo di dare 3 Kg di oro a ogni pilota militare USA che Disertasse portando con se qualche CACCIA USA .
    2 piloti militari USA hanno disertato con i loro aerei e sono andati nella Cina Comunista .
    Gli USA hanno subito un grave danno a seguito di queste DISERZIONI e hanno capito che la dovevano smettere di istigare i militari stranieri a disertare per SOLDI !

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  4. Da quello che si dice però i russi si sono rifatti facendosi consegnare dagli iraniani post rivoluzione, almeno un f14 e il rispettivo missile aim-54 phoenix, tanto che il missile R33 russo che rispetto al phoenix è ancora in servizio è praticamente lo stesso missile.
    Inoltre sia il mig29 e su27 hanno caratteristiche diverse dai classici caccia sovieticia con i motori uniti, ma hanno caratteristiche simili al f14.

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    1. In effetti gli R-33 di Vympel presentano una somiglianza quanto meno sospetta con i missili dell'F-14!

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  5. ho conosciuto Viktor di persona ad oshkosh anni fa, in un gruppetto di persone composto da lui, Chuck yeager e Bob hoover, mi sembrava di sognare. mi ha raccontato in tempo reale la sua storia, e questo articolo non dice nulla di inesatto. L'unica cosa che ricordo, anche se vagamente, è che lui pare abbia dovuto effettuare una riattaccata perchè stava atterrando contropista e si trovò davanti un aereo in decollo, per poi atterrare successivamente andando fuori pista, ma forse ricordo male.
    Gli ho chiesto perchè, sapendo che non aveva più carburante, non si fosse lanciato. La risposta fu: "non volevo essere solo io a fuggire negli USA, volevo portare l'aereo agli americani".

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    1. Accidenti, Davide! Posso solo dire che ti invidio molto, nel senso buono!

      Molto interessante questo fatto della riattaccata. Mi dai l'occasione per raccogliere altre informazioni e rivedere l'articolo.

      PS Sono contento di non aver scritto troppe inesattezze! Purtroppo, come per molti fatti riguardati l'Unione Sovietica, molte versioni sono ormai ammantate di dettagli a dir poco leggendari - a volte è difficile fare pulizia.

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