mercoledì 11 settembre 2013

Il'jušin: primo nello spazio?


Il pilota collaudatore Vladimir Ilyushin.
Vladimir Il'jušin (31/03/1927 - 01/03/2010) fu uno dei piloti collaudatori più noti dell'Unione Sovietica post-bellica. Ha tenuto i comandi per il primo volo degli aerei più famosi dell'ufficio tecnico Suchoj. Era un po' il Chuck Yager dell'URSS. Ma oltre che per i rischiosi voli di collaudo e i record mondiali ottenuti per le altezze raggiunte, Il'jušin è famoso per avere avuto un ruolo nella leggenda dei cosmonauti perduti.

Il 2 di giugno del 1960 Il'jušin rimase coinvolto in un grave incidente automobilistico. Per guarire dalle ferite riportate verrà addirittura ricoverato per un mese nell'ospedale cinese di Hangchow. Ma questa sarebbe stata solo una copertura: il pilota si trovò in un ospedale cinese - rimanendovi per un anno - perché in Cina era caduto. Ed era caduto dal cielo, primo uomo a tornare vivo - seppure ammaccato - da un volo orbitale. Così dice la leggenda.

Una delle asserzioni preferite da chi sostiene la veridicità della leggenda dei cosmonauti perduti è che Gagarin non fu il primo a volare nello spazio, ma solo il primo a tornare vivo. Per la "variante Il'jušin" Gagarin non fu nemmeno il primo a tornare vivo. Il primo sopravvissuto dei lanci spaziali sarebbe nientemeno che Vladimir Il'jušin, il famoso pilota collaudatore.

Figlio del progettista di aerei Sergej Il'jušin, Vladimir sarebbe stato selezionato come cosmonauta e lanciato il 7 di aprile del 1961, poco prima di Gagarin. Per la leggenda sarebbe il secondo volo orbitale, visto che seguirebbe al totale fallimento del lancio effettuato tra il 2 e il 4 di febbraio, il cosmonauta morente che alcuni radioamatori sostennero di aver ascoltato.



La storia secondo la leggenda


Quelli che seguono sono i fatti essenziali della storia, così come vengono raccontati da chi la crede vera.

Pilota di prototipi per l'OKB Suchoj, Il'jušin era una figura di spicco nell'ambiente aeronautico e tecnologico sovietico. Il 4 di settembre del '59, ai comandi di un Suchoj Su-9 modificato, aveva ottenuto un record mondiale di altitudine, sfiorando i 30.000 metri.

Per motivi non chiari a un certo punto decise di entrare nel programma spaziale. In ritardo sui colleghi che già venivano addestrati, si sottopose a uno speciale e intensivo allenamento. In breve tempo i risultati raggiunti da Il'jušin superarono abbondantemente quelli degli altri aspiranti cosmonauti. E fu così che venne scelto per il primo lancio, a dispetto dei piloti che si allenavano da prima di lui. La data dello storico volo fu stabilita per il 7 di aprile del 1961.

Il lancio, con una capsula battezzata Rossija, mostrò subito delle difficoltà. Dopo la prima orbita Il'jušin smise di rispondere alle chiamate del controllo di terra. Aveva perso i sensi. Si decise di farlo rientrare immediatamente, a qualunque costo.

Durante la terza orbita venne dato il segnale telemetrico per l'accensione del motore di frenata e la capsula scese nell'atmosfera. Ma Il'jušin era svenuto e non poteva attivare il seggiolino eiettabile - con le capsule Vostok si atterrava in questa maniera un po' scomoda - così prese terra dentro la capsula, che non era progettata per un atterraggio morbido.

Famosa foto di Yuri Gagarin con il casco da cosmonauta.
Jurij Gagarin, primo uomo a orbitare intorno alla Terra.
Il risultato fu che un Il'jušin gravemente ferito venne salvato dai Cinesi: perché per riportarlo a terra il prima possibile si era scelto di accettare un atterraggio in un altro paese - la Cina di Mao, che con l'URSS di Chruščёv era ai ferri corti. Il'jušin venne curato ma tenuto in Cina come "gradito ospite" della Repubblica Popolare per un anno intero.

Quando venne rilasciato il mito di Gagarin era ormai diffuso ai quattro angoli del globo. A Il'jušin venne imposto di mantenere uno stretto riserbo sulla sua impresa. I miti della propaganda non dovevano essere disturbati, il popolo sovietico aveva già il suo eroe. Il'jušin obbedì e nessuno seppe del suo lancio.



Un'altra leggenda problematica


Questo dice la storia raccontata dai cospirazionisti. Dei racconti legati alla leggenda dei cosmonauti perduti la "variante Il'jušin" è quella che trovo più fascinosa.

Questo però non toglie che anche la "variante Il'jušin" sia zoppicante. Quanto alle fonti e alle prove a sostegno non esiste molto altro che qualche affermazione. Né gli archivi, né il lavoro degli storici, né la memorialistica hanno rivelato la benché minima traccia di un coinvolgimento di Il'jušin in un programma spaziale.

L'Encyclopedia Astronautica riporta un virgolettato dello storico Kenneth Gatland che ricostruisce la nascita della diceria. Il primo a parlare di un lancio effettuato nel mese di aprile fu Dennis Ogden, corrispondente da Mosca per il giornale Daily Worker. Nella sua versione ci sono già il nome della capsula - Rossija - e il volo orbitale. Un altro corrispondente, il giornalista francese Eduard Brobovsky, aggiunse il cosmonauta e ipotizzò che fosse Vladimir Il'jušin, il noto pilota collaudatore. Tutto qui.

Il lancio della Vostok 1, che portò Gagarin in orbita.
12 aprile 1961: il lancio di Gagarin.
Quanto alla leggenda in sé, trovo che faccia acqua da tutte le parti. E non ho riportato le versioni più estrose. Elenco e argomento qui di seguito i motivi per i quali la trovo implausibile, scusandomi per la mia scarsa perizia tecnica.
  • Il programma Vostok non necessitava di piloti dell'esperienza di un collaudatore come Il'jušin. Nessuno dei cosmonauti del programma infatti era un collaudatore: né il primo, Gagarin, né l'ultima, la Tereškova. Questo perché le capsule Vostok non necessitavano di piloti molto esperti. Erano progettate per funzionare il più possibile in modo automatico, per il resto erano controllate da terra per telemetria. Al pilota rimaneva ben poca autonomia. Per quale motivo portare un pilota collaudatore là dove la sua preziosa esperienza non serviva a nulla?
  • I Cinesi trattennero Il'jušin, ma non lo rivelarono al resto del Mondo. Perché perdere un'occasione per colpire un avversario ideologico? Esibire Il'jušin dopo il lancio di Gagarin avrebbe distrutto la credibilità del programma Vostok e dell'intera impresa spaziale sovietica.
  • Il lancio di Il'jušin mostra caratteri mediatici del tutto diversi da quelli dei lanci sovietici con cosmonauti a bordo. I lanci dei cosmonauti - Gagarin compreso - venivano annunciati al pubblico da Radio Mosca non appena la telemetria confermava l'inserimento in orbita della capsula. Per Il'jušin e gli altri cosmonauti perduti tutto questo non accadeva, eppure -  a sentire la leggenda - entravano correttamente in orbita, gli incidenti accadevano dopo. I Sovietici avevano forse il dono della preveggenza?
  • Il'jušin atterrò dentro la capsula perché, in quanto privo di sensi, non ebbe modo di azionare il seggiolino eiettabile. Da questo derivano l'atterraggio brusco, le ferite, il ricovero forzato in Cina. Ma se Rossija era una capsula del modello Vostok, allora non c'era bisogno di attivare manualmente alcunché: una volta raggiunta la giusta quota il seggiolino eiettabile si sarebbe attivato automaticamente.


E se la capsula Rossija non fosse una Vostok?


La capsula Rossija viene di solito presentata come una Vostok (non è dato sapere perché sia stata l'unica ad avere un nome di battesimo, per altro così improbabile), ma mi è capitato di leggere di un'ipotesi alternativa: che Rossija fosse il nome di un programma spaziale pilotato del tutto diverso. Insomma, un vero e proprio concorrente del Vostok, di Korolëv e del suo ufficio.

Tecnici che lavorano a una capsula Vostok.
La capsula Vostok, progetto dell'OKB-1.
In ogni caso, se anche l'ipotesi di un programma diverso dal Vostok di Korolëv può giustificare l'anomalia costituita da un pilota collaudatore - si può sempre supporre che la Rossija richiedesse elevate competenze di pilotaggio - la stessa ipotesi cade vittima di altre e più pesanti obiezioni.

La più ovvia è che di tale programma non vi è traccia alcuna. Ma proprio nessuna: non un accenno distratto nella memorialistica, tanto meno nella documentazione d'archivio. Rossija, se preso per un programma spaziale, non avrebbe nemmeno dei genitori, perché non si sa quale ufficio tecnico si debba "fregiare" del progetto. Nel complesso direi che è più plausibile prendere il tutto per un'invenzione, forse frutto di chiacchiere orecchiate male e pettegolezzi ripetuti chissà quante volte. Per non parlare, poi, del risultato. Un lancio solo, per di più fallito, per un programma che in ogni caso sarebbe stato costosissimo: roba da far fucilare l'ingegnere capo e mandare in un campo di lavoro i suoi assistenti.

Sostenere l'esistenza di un intero programma di lanci pilotati parallelo al Vostok è difficile anche per altri motivi. L'URSS in quegli anni non aveva niente di paragonabile alla NASA quanto a centralizzazione degli sforzi e delle risorse, ma l'OKB-1 di Sergej Pavlovič Korolëv era il centro nevralgico di tutti i progetti. Korolëv non avrebbe avuto alcun motivo di condurre in parallelo due programmi pilotati. Né era tipo da lasciarsi scippare fondi, catene di montaggio e fornitori. Il chief designer, che si muoveva abilmente nell'ambiente politico e amministrativo, in quel periodo era molto potente e avrebbe senza dubbio ottenuto un rifiuto di finanziare i programmi in competizione con i suoi.

Ma ancora più importante è questo fatto: non vi erano i mezzi per sostenere un altro programma spaziale, né dal punto di vista finanziario, né dal punto di vista materiale. E questa argomentazione vale in generale contro l'intera leggenda dei cosmonauti perduti. Era semplicemente impossibile effettuare tutti i lanci falliti che la leggenda attribuisce al programma Vostok. I lanci di prova e i lanci con piloti mettevano a dura prova le linee produttive e il personale lavorava già al massimo delle proprie possibilità.


***

La diceria del lancio di Il'jušin, sempre smentita, e smentita da subito, continua ad avere un certo credito negli ambienti cospirazionisti. Nel 1999 è stato girato un documentario, Cosmonaut cover up, che la dà per vera.

A differenza delle altre storie legate alla leggenda dei cosmonauti perduti la "variante di Il'jušin" rappresenta da sola un racconto completo. C'è un protagonista, c'è una grande impresa che non riesce del tutto, ci sono le difficoltà e alla fine il ritorno a casa. Ritorno amaro: della sua impresa il protagonista non può parlare a nessuno, la gente ormai ha un altro e più fortunato eroe. Al nuovo arrivato spettano le ovazioni della folla; al protagonista non rimane che chiudersi nel suo silenzio.

Se ne potrebbe trarre un buon film sull'Unione Sovietica e sul programma spaziale, e più in generale su come si creano e si dimenticano gli eroi, sulle strutture sociali che schiacciano la verità e gli uomini, spesso insensibili a entrambi.

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