mercoledì 17 settembre 2014

Ascoltando la falce e il martello



Una cartolina da Radio Tirana: in alto lo spirito rivoluzionario!
Oggi abbiamo un ospite, Madscientist, che ci ha scritto un post sulla sua esperienza di ascolto delle emittenti comuniste. Buona lettura!

A gentile richiesta del tenutario di questo blog sono qui per raccontarvi qualcosa sulle mie esperienze di radioascoltatore, in particolare di ascoltatore delle stazioni dei paesi del socialismo reale.

Si era alla fine degli anni '70, inizio anni '80 e tutti i paesi del blocco sovietico avevano il loro bel programma in italiano: URSS, Polonia, Germania Orientale, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria; a questi si aggiungevano l'Albania e la Cina.



Ricevere le radio comuniste


L'ascolto non era difficile, una qualsiasi radio, anche modesta, in grado di ricevere le onde corte, magari con un'antennina a stilo, permetteva l'ascolto agevole di tutte o quasi queste trasmissioni. Se poi non si disponeva di un ricevitore per le onde corte niente paura, nelle ore serali, quando le onde medie si propagano meglio e arrivano più lontano, c'era in parallelo la trasmissione in onde medie, bastava una radio con un minimo di sensibilità ed il gioco era fatto.

Le trasmissioni venivano effettuate con impianti di grande potenza: 500 kW erano la norma, quando la sera andava in onda uno dei programmi di Radio Mosca su  frequenze in onde corte ed  in onde medie si parlava di 2000 kW di potenza complessiva (considerando che Radio Mosca trasmetteva contemporaneamente su decine di frequenze in lingue diverse si raggiungevano diverse decine di migliaia di chilowatt). Solo Radio Polonia, più povera o più economa, si doveva accontentare di trasmettitori da 100 kW ed era la più difficile da ricevere.

Veniamo alla qualità dei programmi, chi non era proprio ingenuo si rendeva conto subito che lo scopo era quello di far passare una buona dose di propaganda, ma c'era modo e modo.

Il massimo della pallosità come programmi era raggiunto da Radio Tirana. L'ascoltatore che si fosse messo in fremente ascolto avrebbe potuto sorbirsi ogni giorno sette programmi di mezz'ora ciascuno, in realtà lo stesso programma ripetuto sette volte, con un notiziario e un programma di informazione politica. Un'unica possibile distrazione: di tanto in tanto un "canto dei lavoratori albanesi", naturalmente in albanese.

Però anche Radio Tirana poteva offrire dei momenti di ilarità, dato che, fregandosene totalmente degli accordi internazionali in tema di utilizzo delle frequenze, i programmi in onde corte venivano irradiati in piena banda dei radioamatori, non era raro sentire, sotto il programma dell'emittente, raffiche di insulti e/o bestemmie in varie lingue, erano i radioamatori che, disturbati nella loro attività, si sfogavano.  Una cosa curiosa, in un certo senso la nemesi storica: l'Albania si era proclamata "primo stato ufficialmente ateo", dopo la fine del regime comunista, per racimolare un po' di dollari, gli impianti di radio Tirana furono affittati all'organizzazione AWR, la radio della chiesa avventista.



Canzoni su richiesta, cartoline, concorsi a premi


Altre emittenti avevano capito che, per farsi seguire, non bastava raccontare le vicende politiche del mondo, così avevano messo a punto una programmazione che permetteva di far passare i programmi politici in mezzo ad altre trasmissioni decisamente più attraenti.

Già la posta degli ascoltatori era, per alcuni, un'attrazione irresistibile: scrivere una letterina di saluti e complimenti a Mosca o a Praga (o magari a Budapest, a Bucarest o Sofia) e venire nominati in trasmissione: "Ci ha scritto l'amico Testadirapa Chieracostui da Sopra di Sotto, ci manda i migliori saluti che ricambiamo con tutto il cuore...", beh, per qualcuno l'idea che migliaia di ascoltatori sparsi in tutta Europa potevano sentire il suo nome era una cosa da orgasmo multiplo.

Specialista nelle tecniche per attirare ascoltatori era in modo particolare Radio Praga. Tutti i giorni nel primo pomeriggio, dalle 13 alle 14 se ben ricordo, andava in onda "Il giornale della siesta", programma di musica a richiesta per emigrati italiani in Europa, canzoni rigorosamente melodiche, il massimo dell'audacia erano Al Bano e Romina o Orietta Berti, poi ogni tanto trovavano il modo di infilarci "Bandiera rossa" o "L'internazionale", in ogni caso il poter dedicare una canzone ad un parente o amico lontano era un'attrattiva irresistibile per molti.

Poi c'erano i concorsi a premi, i grandi concorsi in cui bisognava scrivere un temino su argomenti politici tipo "Cosa stanno facendo i paesi socialisti per la pace nel mondo" (eravamo nei primi anni '80, l'URSS era impegnata in Afganistan... ma questo non bisognava dirlo se si voleva sperare di vincere), in palio un viaggio premio, tutto spesato, a Praga per due persone.

Una cartolina di Radio Praga.C'erano invece i piccoli concorsi tipo veniva mandato in onda un programma sul parco nazionale dei monti Tatra, alla fine veniva posta una domanda, o più domande, su quanto era stato detto nella trasmissione: l'ascoltatore attento scriveva una letterina con le sue risposte e poteva vincere un souvenir. Ricordo di aver partecipato a uno di questi concorsini in cui bisognava rispondere ad una domanda sulla storia della radio secondo una trasmissione andata in onda per celebrare non ricordo quale ricorrenza, magari voi potreste pensare che si fosse parlato di Marconi o di Tesla, macché: secondo l'ortodossia sovietica l'inventore della radio era Popov e solo di lui si era parlato nel programma (tra parentesi vinsi un fazzoletto col logo e la scritta Radio Praga).



La situazione al giorno d'oggi


Quei tempi sono finiti, delle stazioni che ho citato in apertura rimangono attive con programmi in italiano Radio Tirana, naturalmente molto cambiata, Radio Romania Internazionale, ex Radio Bucarest, e Radio Cina Internazionale. Il resto è silenzio: perfino La Voce della Russia, nuovo nome di Radio Mosca, ha chiuso le trasmissioni in italiano nel 2013. Del resto un'analoga moria di programmi in italiano ha colpito anche l'occidente: sparite la BBC, la Deutschlandfunk (Germania Occidentale), Radio Portogallo, Radio Svizzera Internazionale e persino la Radio Vaticana.

Certo la diffusione di notizie, propaganda etc. via internet è più economica ed anche più sicura, ma in chi come me ha passato gli anni della giovinezza ascoltando la radio niente può sostituire l'effetto che faceva sentire una voce proveniente da migliaia di chilometri di distanza, magari tra scariche e disturbi vari.

Credo che sia bene concludere, la cosa si sta facendo lunga e pesante. Casomai possiamo riparlare dell'argomento in una prossima puntata.

5 commenti:

  1. Qualcosa mi diceva che Radio Tirana fosse la più barbosa! però i canti popolari erano belli, dai :D

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    1. Ah guarda, quando li sentivo mi veniva un paté d'animo...
      Se ti interessa qualche altro articoletto, breve breve, sulle radio dell'URSS e degli altri paesi comunisti fammi sapere, ho diverso materiale e molti ricordi.

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    2. Io mi ascolto spesso i canti popolari per i compleanni del Primo Segretario: sono della roba omerica mescolata con qualche stupefacente! :D

      Se ti va di scrivere ancora per il paese degli Sputnik, sei il benvenuto. Qui i lettori - se ci sono, battano un colpo - commentano assai di rado... saranno timidi. Ma quelli che ho sentito in privato hanno detto di aver apprezzato il tuo intervento.

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  2. Si! Confermo per lo più. Ricordi ormai lontani, con qualche confusione. Inviavo anche i rapporti d'ascolto, codice SINFO, e ne ricevevo riscontro. Captavo anche Radio Theran, ma era solo musica ... che ti puoi immaginare. Ma vorrei chiedere: ti risulta una radio pirata che trasmetteva da nave al largo del Portogallo? Chi era? Mi viene di associarla a Radio Europa Libera, ma nn è così.

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