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mercoledì 2 aprile 2014

La destalinizzazione (2): Mao, Cuba e la Bomba


Stalin e Mao insieme in un manifesto di propaganda dell'amicizia sino-sovietica.
Continua in questo post l'argomento della destalinizzazione e dei suoi effetti sulla politica estera sovietica, sul movimento comunista, sulle prospettive della Guerra fredda.



Mao Zedong


Roy Medvedev, citando le memorie del comunista israeliano Mikunis, scrisse che durante la conferenza dei partiti comunisti e operai, tenutasi a Mosca nel novembre 1957, Mao si comportava come se fosse il vero capo del comunismo mondiale.

mercoledì 26 marzo 2014

La destalinizzazione (1): la nuova politica estera sovietica


Soldati e ufficiali dell'esercito nordcoreano.
Alla morte di Stalin l'Unione Sovietica si trovava in una delicata situazione internazionale. In particolare, i nuovi leader del paese non sapevano nulla o quasi di politica estera, che per anni era stata feudo personale del dittatore. L'eredità di Stalin in politica estera si presentava quindi non meno pesante e preoccupante della situazione interna. In Europa rimaneva irrisolta la questione austriaca, e gravida di incognite e frizioni appariva la questione tedesca. In Asia le cose non andavano meglio. L'URSS non aveva relazioni diplomatiche con il Giappone e in Corea il conflitto tra Nord e Sud era ancora in corso.

mercoledì 11 dicembre 2013

Il crepuscolo del periodo staliniano


Immagine propagandistica di Stalin: il generalissimo che definisce la strategia dell'Armata Rossa.
La vittoria del 1945 ridisegnò i confini e gli elementi della storia sovietica. Agli occhi della popolazione le basi socio-economiche dello Stato ne uscirono rafforzate e legittimate. Esse tuttavia conservavano le contraddizioni già analizzate nei post sull'agricoltura e sull'industria. Oltremodo rafforzata ne uscì la posizione della massima autorità del regime e del partito.

Dal punto di vista politico l'impatto della vittoria consacrò la figura di Stalin come leader infallibile e favorì la parziale rimozione dei traumi e delle sofferenze che le politiche staliniane avevano inflitto alla popolazione. Questa era quindi pronta a tendere la mano al regime e respirava a pieni polmoni una fresca aria di libertaria speranza. Nel dopoguerra, intervistando migliaia di profughi sovietici per l'Harvard Project on the Soviet Social System, Bauer e Inkeles giunsero alla conclusione che i cittadini accettavano il sistema ma rigettavano il regime.

mercoledì 6 novembre 2013

Stalin e la guerra fredda: la nascita delle democrazie popolari


La bandiera sovietica viene issata sul tetto del Reichstag.
La vittoria sulla Germania modificò completamente la qualità e la quantità dell'influenza sovietica in Europa e nel mondo. Nel vecchio continente, mentre si profilava l'ineluttabile divisione del grande paese sconfitto, i comunisti guadagnavano posizioni di prestigio e di forza contrattuale in tutti i paesi liberati. Nei Balcani i partigiani comunisti avevano vinto autonomamente in Jugoslavia e in Albania. I comunisti Greci tentarono di giungere al potere tramite l'insurrezione. In Italia e in Francia i locali partiti comunisti conoscevano una rapida ascesa elettorale. Nei paesi del sud del mondo e in particolare in Asia le mire nazionalistiche e anti-coloniali acquisivano sempre maggiori sfumature socialiste.

mercoledì 14 agosto 2013

Suchoj Su-15: l'ultimo intercettore puro


Su-15 con pilota e personale di terra.
Prodotto dell'ufficio tecnico Suchoj, il Su-15 è l'ultimo degli intercettori puri, il punto di arrivo di certe tendenze progettuali della Guerra Fredda. Denominato dalla NATO Flagon (fiasco, bottiglione, brocca), il Su-15 è un bimotore monoposto e supersonico progettato per fornire la difesa aerea sovietica di un intercettore ad alte prestazioni capace di impegnare i suoi bersagli con ogni condizione atmosferica.

mercoledì 26 giugno 2013

Il fantastico Foxbat: la valutazione errata del MiG-25


Vista ventrale di un MiG-25 Foxbat in volo, variante da intercettazione.
Al MiG-25 la NATO diede il nome di Foxbat. Visto per la prima volta a una parata aerea, descritto con toni entusiastici dalle scarne fonti sovietiche, il MiG-25 fu un discreto errore di valutazione da parte dell'intelligence e dei militari occidentali. Per un decennio fece tremare i generali del Pentagono. Poi, il 6 settembre del 1976, un disertore di nome Viktor Belenko ne portò uno in Giappone. Tutti gli errori di valutazione vennero immediatamente al pettine. L'aereo era notevole, ma non era quello che ci aspettava.

martedì 18 giugno 2013

La guerra fredda, di Mario Del Pero


Copertina del libro "La guerra fredda" Del Pero.Guerra fredda - quarantacinque anni di aperta ostilità o malcelata competizione che hanno diviso il mondo in due blocchi. Che hanno ricondotto ogni aspetto della politica al confronto fra comunismo e capitalismo. Quarantacinque anni in cui anche il più lontano e insignificante sommovimento della politica internazionale ha scatenato un effetto domino e portato in campo le due superpotenze. Tutto ciò è comunemente chiamato guerra fredda.

Impossibile parlare dell'Unione Sovietica senza mai citare la guerra fredda. Così come è impossibile parlare degli avvenimenti successivi alla fine della seconda guerra mondiale senza fare riferimento all'assetto politico mondiale che ne scaturì.

Per tutti coloro che non hanno dimestichezza con le discipline della politologia e della storia, ma che vogliono iniziare a informarsi sulla guerra fredda, suggerisco un agile libro edito da Carocci nel 2001 per la collana Le bussole, che contiene appunto i testi introduttivi a varie scienze. Il volume è La guerra fredda, di Mario Del Pero, che è professore associato di Storia e istituzioni delle Americhe presso il Dipartimento di scienze politiche e sociali dell'Università di Bologna.

giovedì 30 maggio 2013

Viktor Belenko: rubare un aereo e farla franca



Il MiG di Belenko sorvola Hakodate.Questa foto è stata scattata la sera del 6 settembre del 1976. Un intercettore sovietico MiG-25 Foxbat sorvola a bassa quota le installazioni dell'aeroporto civile di Hakodate, nella prefettura di Hokkaido, Giappone.

Non vi è stato alcun attacco sovietico all'aeroporto di Hakodate, naturalmente. Eppure un MiG-25 passò sull'aeroporto e addirittura vi atterrò. Lo pilotava Viktor Belenko, dell'aviazione da caccia della difesa aerea sovietica, probabilmente il disertore più famoso della Guerra Fredda. Tra coloro che passarono dall'altra parte è senza dubbio quello che arrecò maggior danno alla sua vecchia patria. Con il radar del caccia ormai in mano agli Americani, l'intera avionica del MiG-25 dovette essere ridisegnata, onde evitare che le contromisure elettroniche dell'avversario fossero perfettamente calibrate su di lei.