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mercoledì 11 dicembre 2013

Il crepuscolo del periodo staliniano


Immagine propagandistica di Stalin: il generalissimo che definisce la strategia dell'Armata Rossa.
La vittoria del 1945 ridisegnò i confini e gli elementi della storia sovietica. Agli occhi della popolazione le basi socio-economiche dello Stato ne uscirono rafforzate e legittimate. Esse tuttavia conservavano le contraddizioni già analizzate nei post sull'agricoltura e sull'industria. Oltremodo rafforzata ne uscì la posizione della massima autorità del regime e del partito.

Dal punto di vista politico l'impatto della vittoria consacrò la figura di Stalin come leader infallibile e favorì la parziale rimozione dei traumi e delle sofferenze che le politiche staliniane avevano inflitto alla popolazione. Questa era quindi pronta a tendere la mano al regime e respirava a pieni polmoni una fresca aria di libertaria speranza. Nel dopoguerra, intervistando migliaia di profughi sovietici per l'Harvard Project on the Soviet Social System, Bauer e Inkeles giunsero alla conclusione che i cittadini accettavano il sistema ma rigettavano il regime.

mercoledì 16 ottobre 2013

Stalinismo, economia di piano e classe operaia


Manifesto di propaganda: Lenin indica la via al proletariato in rivolta sotto un'enorme bandiera rossa.
Come già accennato nei precedenti post, in particolare in quello di introduzione alla storia dell'URSS e in quello riguardante il rapporto fra il regime e le masse contadine, l'esiguità della classe operaia russa spinse Lenin a rielaborare, alla luce delle condizioni oggettive, il ruolo del proletariato dell'industria nel processo rivoluzionario e i rapporti tra partito e proletariato stesso. 


La Russia dei primi del novecento conobbe lo sviluppo dell'industria meccanica e una prima piccola significativa migrazione di contadini verso le nuove realtà industriali. Tuttavia il proletariato urbano, oltre a rappresentare una piccola isola in un oceano contadino, scontava un ritardo di politicizzazione ben evidenziato da Lenin nel Che fare? (1902). In questa opera, fondamentale e fondante, egli sostenne che con le sue sole forze il proletariato non sarebbe riuscito ad andare oltre una semplice coscienza sindacale: solo un partito di rivoluzionari di professione avrebbe potuto guidare la classe operaia verso la maturità e la consapevolezza del proprio compito storico di emancipazione universale.

mercoledì 25 settembre 2013

La collettivizzazione dell'agricoltura - seconda parte


Un manifesto invita i contadini a iscriversi al partito comunista.
Un manifesto del 1932 invita i contadini
a iscriversi al Partito.
Con questo secondo post si conclude l'analisi della statalizzazione dell'agricoltura sovietica. Chi si fosse perso il precedente, può iniziare a leggere da La collettivizzazione dell'agricoltura - prima parte. Il post di oggi parte da dove si interrompeva il primo, con il marzo del 1930: le sommosse contadine, reazione al tentativo di statalizzazione, spingono il governo di Stalin a fare una parziale marcia indietro. Ecco cosa successe in seguito e come si definì per conseguenza il mondo contadino sovietico, fino alla caduta dell'URSS.


Sempre nel mese di marzo fu elaborato lo statuto modello per i colcos nel quale fece la comparsa il sistema dei “giorni di lavoro” (trudoden), destinato a regolare per decenni i compensi dei membri delle fattorie collettive. Si trattava di una sorta di cottimo in natura usato per imporre ai contadini la nuova servitù sulle terre del nuovo signore. La ritirata strategica, resa necessaria anche dalla grave crisi finanziaria che colpì l'URSS a causa dell’errata riforma del credito varata nel 1929, poté essere interrotta verso la fine dell'anno, quando fu evidente l'entità del raccolto. Ai contadini vennero sottratte senza nessun corrispettivo 22 milioni di tonnellate di grano, cinque delle quali vennero esportate per ottenere credito per l'industrializzazione.

mercoledì 4 settembre 2013

La collettivizzazione dell'agricoltura - prima parte


"Impegnatevi per la ricostruzione dell'agricoltura" manifesto sovietico del 1932.

Stalinismo e mondo contadino: sostanza, esiti e deformazioni di una visione primitiva dell’economia.


La caduta del regime zarista e la Rivoluzione d'Ottobre misero il partito bolscevico a capo di un paese arretrato e agricolo, dove i contadini rappresentavano la stragrande maggioranza della popolazione. Questa massa contadina si poneva come un ostacolo sulla via della realizzazione del socialismo: come integrare le sue rivendicazioni antifeudali con la dottrina marxista e la necessità di industrializzare forzatamente un paese?

Questo primo post introduce l'argomento della collettivizzazione dell'agricoltura sovietica: il mondo contadino di fronte alla modernità, la dirigenza bolscevica di fronte al tradizionalismo.

mercoledì 24 luglio 2013

L'eredità del periodo staliniano: stalinismo e marxismo.


Vignetta di Marx che sgrida Stalin come un genitore: "Adesso facciamo i conti!"
Con questo post inizia ufficialmente la rubrica della storia dell'URSS in pillole, che ci accompagnerà fino alla caduta dell'Unione Sovietica. Si parte: Stalin e l'impronta conservatrice che imprimerà al paese dei Soviet.



Il marxismo, il potere e Stalin


La dottrina di Marx, che aveva fatto della lotta per una democrazia sostanziale uno dei suoi pilastri fondamentali, non prevedeva spazio alcuno per la teoria del ruolo di un "capo" carismatico che assumesse nelle proprie mani la guida delle trasformazioni sociali. Nell'ottica marxiana solo il controllo permanente dei lavoratori nei confronti dei propri rappresentanti avrebbe potuto costituire la garanzia del rispetto delle prerogative operaie. Nulla era considerato più anti-marxista della teoria dell'eroe depositario del monopolio delle verità teoriche e del potere politico.