Visualizzazione post con etichetta storia dell'URSS in pillole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia dell'URSS in pillole. Mostra tutti i post

mercoledì 4 marzo 2015

La Rivoluzione d'Ottobre: qualche considerazione


Scena da Ottobre, di Ėjzenštejn: l'assalto al palazzo d'inverno.
Nel tardo autunno del 1917 i bolscevichi avevano ormai guadagnato preziosi consensi nella società russa, in particolar modo per il ruolo avuto nella sconfitta di Kornilov e per il discredito di cui era oggetto il governo Kerenskij. Decine di migliaia di nuovi militanti contribuirono a far ottenere ai bolscevichi la maggioranza in molti soviet urbani e nei sindacati. 

Lenin e Trotskij guidavano un partito in rapida trasformazione ma con attitudini organizzative tese a prendere rapidamente il potere. All'inizio di Ottobre Trotskij, divenuto presidente del Soviet di Pietrogrado, aveva formato un Comitato militare rivoluzionario forte di venti-trentamila uomini. L'insurrezione scattò la sera del 24 ottobre. I ministri del governo furono arrestati. Il Palazzo d'Inverno e altri centri strategici vennero occupati celermente. 

La risolutezza e la simultaneità dell'operazione fu possibile grazie all'appoggio, attivo o tacito, di strati importanti del paese. I socialisti moderati poterono inviare un solo corpo di cavalleria anziché i 12 comitati di armata previsti. Mentre l'organizzazione del vecchio Stato si sfaldava, quella del nuovo si faceva largo con impressionante destrezza. I primi decreti di Lenin ebbero un impatto impressionante sullo scenario russo e internazionale.

lunedì 8 dicembre 2014

La destituzione di Nikita Chruščёv


Il primo ministro sovietico Nikita Chruščёv mentre tiene un discorso.
Nell'aprile del 1964 in tutta l'Unione Sovietica si festeggiò solennemente il settantesimo compleanno del primo segretario del Partito Comunista, nonché primo ministro del Governo sovietico, Nikita Chruščёv. La stampa e i collaboratori gli inviarono calorosi auguri e ne cantarono le lodi, enfatizzandone le qualità di leader. Tutto ciò evidenzia la graduale involuzione della leadership kruscioviana verso un “piccolo culto delle personalità” e la crescita inesorabile del ruolo autocratico in seno alla direzione collegiale del Comitato Centrale e del Presidium. Tuttavia il Partito non era più quello di Stalin e la burocrazia non era più disposta a tollerare un despota. Soprattutto Chruščёv non era Stalin. È vero che negli ultimi anni di potere Chruščёv era diventato sempre più oltraggioso e prepotente con i suoi collaboratori, ma i burocrati sapevano benissimo che egli non sarebbe mai giunto agli eccessi criminali del vecchio padrone.

mercoledì 22 ottobre 2014

Chruščёv, la burocrazia e il Partito: una dialettica destabilizzante tra legami e conflitti.


Chruščёv saluta dal finestrino di uno scompartimento ferroviario.
La morte di Stalin fu un evento salutato con dolore dalla casta burocratica dell'Unione Sovietica, ma fu anche un motivo di sollievo. Dopo gli anni del terrore di massa e i terribili anni della guerra anche la burocrazia desiderava godere della propria posizione di privilegio senza temere persecuzioni improvvise, processi, condanne e fucilazioni. La scomparsa del dittatore e la successiva eliminazione di Berija contribuirono a instaurare nel paese un clima più disteso anche nei vertici istituzionali.

Il XX Congresso fu indubbiamente una tappa fondamentale di questa normalizzazione della vita interna del Partito. Chruščёv nel suo discorso pose l'accento sui crimini di Stalin commessi contro il Partito e tralasciò completamente quelli commessi contro la popolazione in generale. Un atteggiamento del genere può essere interpretato come un messaggio del leader alla sua base: il passato non può ripetersi e io ne sono la garanzia. In altre parole Chruščёv avrebbe liberato i più alti strati della nomenklatura  dal terrore della repressione, ponendo le basi per la liberazione di energie e capacità prima imprigionate dalla paura.

mercoledì 3 settembre 2014

La società sovietica negli anni dello “smarrimento e della speranza”


Il primo ministro Chruščёv
Il periodo kruscioviano si distinse per i fermenti culturali e per il clima di relativa libertà rispetto al cupo periodo staliniano. Abbiamo già parlato del fatto che gli intellettuali furono uno dei gruppi più favorevoli alla destalinizzazione e che accolsero con gioia la condanna di Stalin del XX Congresso. Tuttavia essi per natura erano abituati a rilanciare e non a soffermarsi alle sole contraddittorie e incomplete mezze verità di Chruščёv. Nell'intelligencija cominciarono a circolare i primi samizdat (pubblicazioni autonome e quindi illegali) nei quali cominciarono ad essere criticati apertamente aspetti del sistema considerati più profondi del culto della personalità, quali l’agricoltura collettiva, la sfrontatezza e l'ipocrisia della burocrazia, le diseguaglianze sociali e i problemi ecologici.

mercoledì 7 maggio 2014

Il tallone d'Achille: l'agricoltura sovietica di fronte alle riforme di Chruščёv


Un quadro del 1949, "Trebbiatura nella fattoria collettiva", del 1949.
Abbiamo affrontato ampiamente i fini e le modalità con cui Stalin edificò nelle campagne una forma peculiare di gestione agricola. Sappiamo che il sistema colcosiano rappresentò una sorta di servaggio delle campagne nei confronti dello Stato, in quanto costrette a consegnare una parte del raccolto, fissata arbitrariamente dal centro, a prezzi drammaticamente bassi. Il gruppo dirigente post staliniano ebbe una nitida consapevolezza della scarsa produttività del sistema e della centralità della coercizione nel suo funzionamento.

mercoledì 2 aprile 2014

La destalinizzazione (2): Mao, Cuba e la Bomba


Stalin e Mao insieme in un manifesto di propaganda dell'amicizia sino-sovietica.
Continua in questo post l'argomento della destalinizzazione e dei suoi effetti sulla politica estera sovietica, sul movimento comunista, sulle prospettive della Guerra fredda.



Mao Zedong


Roy Medvedev, citando le memorie del comunista israeliano Mikunis, scrisse che durante la conferenza dei partiti comunisti e operai, tenutasi a Mosca nel novembre 1957, Mao si comportava come se fosse il vero capo del comunismo mondiale.

mercoledì 26 marzo 2014

La destalinizzazione (1): la nuova politica estera sovietica


Soldati e ufficiali dell'esercito nordcoreano.
Alla morte di Stalin l'Unione Sovietica si trovava in una delicata situazione internazionale. In particolare, i nuovi leader del paese non sapevano nulla o quasi di politica estera, che per anni era stata feudo personale del dittatore. L'eredità di Stalin in politica estera si presentava quindi non meno pesante e preoccupante della situazione interna. In Europa rimaneva irrisolta la questione austriaca, e gravida di incognite e frizioni appariva la questione tedesca. In Asia le cose non andavano meglio. L'URSS non aveva relazioni diplomatiche con il Giappone e in Corea il conflitto tra Nord e Sud era ancora in corso.

mercoledì 5 febbraio 2014

Chruščёv e il XX Congresso del PCUS


Intervento di Kruscev al XX Congresso del PCUS.
Il 1956 fu l'anno del XX Congresso del PCUS. Entrò nella storia per la denuncia dei crimini di Stalin. La relazione sulle sue colpe fu una mossa a sorpresa seguita a un lungo dibattito interno tra gli eredi del dittatore. Una sorpresa voluta e decisa dal segretario del partito Nikita Chruščёv. Alla decisione non furono estranee le inimicizie e le diverse visioni politiche dei personaggi che si contendevano la successione. Le divergenze riguardavano organigrammi, poltrone e più in generale il futuro del paese.

mercoledì 15 gennaio 2014

L'ascesa di Nikita Chruščёv


Nikita Kruscev, foto scattata a Berlino Est nel 1963.
Alla morte di Stalin si aprono nuovamente le difficili manovre della successione. Queste vedranno infine la vittoria di Nikita Chruščёv: all'URSS di Chruščёv saranno destinati i prossimi post.



Le prime riforme


Subito dopo la morte del dittatore l'uomo che più di ogni altro pareva destinato a succedergli era Malenkov. La sua foto, in qualità di primo ministro, campeggiava accanto a quella di Stalin e Mao sulle principali testate. Il suo principale alleato era Berija, il temuto e odiato capo degli apparati di sicurezza di Stato. Un primo errore di valutazione dei due fu quello di sopravvalutare le cariche governative a scapito di quelle di partito. Chruščёv dal canto suo seppe intuire che il vero potere, in un sistema a partito unico, risiedeva nel controllo dell’apparato centrale e dei suoi principali rami periferici. Completava il quadro dei massimi dirigenti Molotov, relegato di fatto ad occuparsi di politica estera.

mercoledì 11 dicembre 2013

Il crepuscolo del periodo staliniano


Immagine propagandistica di Stalin: il generalissimo che definisce la strategia dell'Armata Rossa.
La vittoria del 1945 ridisegnò i confini e gli elementi della storia sovietica. Agli occhi della popolazione le basi socio-economiche dello Stato ne uscirono rafforzate e legittimate. Esse tuttavia conservavano le contraddizioni già analizzate nei post sull'agricoltura e sull'industria. Oltremodo rafforzata ne uscì la posizione della massima autorità del regime e del partito.

Dal punto di vista politico l'impatto della vittoria consacrò la figura di Stalin come leader infallibile e favorì la parziale rimozione dei traumi e delle sofferenze che le politiche staliniane avevano inflitto alla popolazione. Questa era quindi pronta a tendere la mano al regime e respirava a pieni polmoni una fresca aria di libertaria speranza. Nel dopoguerra, intervistando migliaia di profughi sovietici per l'Harvard Project on the Soviet Social System, Bauer e Inkeles giunsero alla conclusione che i cittadini accettavano il sistema ma rigettavano il regime.

mercoledì 6 novembre 2013

Stalin e la guerra fredda: la nascita delle democrazie popolari


La bandiera sovietica viene issata sul tetto del Reichstag.
La vittoria sulla Germania modificò completamente la qualità e la quantità dell'influenza sovietica in Europa e nel mondo. Nel vecchio continente, mentre si profilava l'ineluttabile divisione del grande paese sconfitto, i comunisti guadagnavano posizioni di prestigio e di forza contrattuale in tutti i paesi liberati. Nei Balcani i partigiani comunisti avevano vinto autonomamente in Jugoslavia e in Albania. I comunisti Greci tentarono di giungere al potere tramite l'insurrezione. In Italia e in Francia i locali partiti comunisti conoscevano una rapida ascesa elettorale. Nei paesi del sud del mondo e in particolare in Asia le mire nazionalistiche e anti-coloniali acquisivano sempre maggiori sfumature socialiste.

mercoledì 16 ottobre 2013

Stalinismo, economia di piano e classe operaia


Manifesto di propaganda: Lenin indica la via al proletariato in rivolta sotto un'enorme bandiera rossa.
Come già accennato nei precedenti post, in particolare in quello di introduzione alla storia dell'URSS e in quello riguardante il rapporto fra il regime e le masse contadine, l'esiguità della classe operaia russa spinse Lenin a rielaborare, alla luce delle condizioni oggettive, il ruolo del proletariato dell'industria nel processo rivoluzionario e i rapporti tra partito e proletariato stesso. 


La Russia dei primi del novecento conobbe lo sviluppo dell'industria meccanica e una prima piccola significativa migrazione di contadini verso le nuove realtà industriali. Tuttavia il proletariato urbano, oltre a rappresentare una piccola isola in un oceano contadino, scontava un ritardo di politicizzazione ben evidenziato da Lenin nel Che fare? (1902). In questa opera, fondamentale e fondante, egli sostenne che con le sue sole forze il proletariato non sarebbe riuscito ad andare oltre una semplice coscienza sindacale: solo un partito di rivoluzionari di professione avrebbe potuto guidare la classe operaia verso la maturità e la consapevolezza del proprio compito storico di emancipazione universale.

mercoledì 25 settembre 2013

La collettivizzazione dell'agricoltura - seconda parte


Un manifesto invita i contadini a iscriversi al partito comunista.
Un manifesto del 1932 invita i contadini
a iscriversi al Partito.
Con questo secondo post si conclude l'analisi della statalizzazione dell'agricoltura sovietica. Chi si fosse perso il precedente, può iniziare a leggere da La collettivizzazione dell'agricoltura - prima parte. Il post di oggi parte da dove si interrompeva il primo, con il marzo del 1930: le sommosse contadine, reazione al tentativo di statalizzazione, spingono il governo di Stalin a fare una parziale marcia indietro. Ecco cosa successe in seguito e come si definì per conseguenza il mondo contadino sovietico, fino alla caduta dell'URSS.


Sempre nel mese di marzo fu elaborato lo statuto modello per i colcos nel quale fece la comparsa il sistema dei “giorni di lavoro” (trudoden), destinato a regolare per decenni i compensi dei membri delle fattorie collettive. Si trattava di una sorta di cottimo in natura usato per imporre ai contadini la nuova servitù sulle terre del nuovo signore. La ritirata strategica, resa necessaria anche dalla grave crisi finanziaria che colpì l'URSS a causa dell’errata riforma del credito varata nel 1929, poté essere interrotta verso la fine dell'anno, quando fu evidente l'entità del raccolto. Ai contadini vennero sottratte senza nessun corrispettivo 22 milioni di tonnellate di grano, cinque delle quali vennero esportate per ottenere credito per l'industrializzazione.

mercoledì 4 settembre 2013

La collettivizzazione dell'agricoltura - prima parte


"Impegnatevi per la ricostruzione dell'agricoltura" manifesto sovietico del 1932.

Stalinismo e mondo contadino: sostanza, esiti e deformazioni di una visione primitiva dell’economia.


La caduta del regime zarista e la Rivoluzione d'Ottobre misero il partito bolscevico a capo di un paese arretrato e agricolo, dove i contadini rappresentavano la stragrande maggioranza della popolazione. Questa massa contadina si poneva come un ostacolo sulla via della realizzazione del socialismo: come integrare le sue rivendicazioni antifeudali con la dottrina marxista e la necessità di industrializzare forzatamente un paese?

Questo primo post introduce l'argomento della collettivizzazione dell'agricoltura sovietica: il mondo contadino di fronte alla modernità, la dirigenza bolscevica di fronte al tradizionalismo.

mercoledì 24 luglio 2013

L'eredità del periodo staliniano: stalinismo e marxismo.


Vignetta di Marx che sgrida Stalin come un genitore: "Adesso facciamo i conti!"
Con questo post inizia ufficialmente la rubrica della storia dell'URSS in pillole, che ci accompagnerà fino alla caduta dell'Unione Sovietica. Si parte: Stalin e l'impronta conservatrice che imprimerà al paese dei Soviet.



Il marxismo, il potere e Stalin


La dottrina di Marx, che aveva fatto della lotta per una democrazia sostanziale uno dei suoi pilastri fondamentali, non prevedeva spazio alcuno per la teoria del ruolo di un "capo" carismatico che assumesse nelle proprie mani la guida delle trasformazioni sociali. Nell'ottica marxiana solo il controllo permanente dei lavoratori nei confronti dei propri rappresentanti avrebbe potuto costituire la garanzia del rispetto delle prerogative operaie. Nulla era considerato più anti-marxista della teoria dell'eroe depositario del monopolio delle verità teoriche e del potere politico. 

giovedì 4 luglio 2013

Introduzione alla storia dell'URSS

I volti dei principali leader sovietici.Venendo incontro agli stimoli preziosi e costruttivi dell'ideatore di questo blog, ho deciso di affrontare, insieme ai lettori che gradiranno accompagnarci in questo percorso di approfondimento, la storia del più straordinario e contraddittorio esperimento socio-politico della storia dell’umanità: la parabola dell’Unione Sovietica. Alcuni potrebbero sorriderne e paragonare questo mio accanimento ad una inutile autopsia storiografica. Rispondo anticipatamente facendo notare che pochi paesi offrono alla voracità dello studioso una prateria così ricca di prede concettuali e argomentative. La ricchezza della straordinaria parabola dell’URSS risiede in primo luogo nella sua contraddittorietà, celata sotto la maschera dell'apparente monolitismo e nella equivoca natura delle vicende storiche fondamentali.